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Vendere prodotti tipici online : Come utilizzare meglio il web

Scritto il: 10 gennaio 2012

Sai come vendere meglio i tuoi prodotti tipici online ?

————————–     UPDATE 10/10/2012 —————————————-

Leggi la mini guida con esempi e consigli pratici per Vendere prodotti tipici online  

————————- CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO ——————

Nessun problema. Segui alcuni consigli qui sotto e mettici la volontà per seguirli e la voglia di migliorare le prestazioni di vendita.

Il primo motivo di business è sempre la fede in ciò che si fa.

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Gli elementi da tenere in considerazione per vendere prodotti enogastronomici online sono:

  1. Tipologia di prodotti
  2. Tipologia di business
  3. Costruzione struttura commerciale online
  4. Costruzione strategia promozionale online
  5. Ottimizzazione delle risorse

 

Partiamo dalla radice:

Tipologia di prodotti.

 

Per vendere prodotti tipici online serve capire la tipologia di prodotti da vendere e la modalità per ottenere i prodotti.

Banale, vero? Eppure c’è differenza se i prodotti da vendere li produci tu o se tu sei solo un intermediario. La differenza sta nella logistica, nelle normative vigenti alla vendita di prodotti tipici online ed anche sul guadagno finale.

Per intenderci meglio:

Vuoi aprire un e-commerce per vendere conto terzi i prodotti tipici di più fornitori?

Nonostante le particolari normative per vendere prodotti tipici online, aprire un’attività commerciale di questo tipo online è molto meno dispendioso che aprirla fisicamente.

Tipologia di business.

 

Superato lo step precedente bisogna valutare il giro d’affari che intendi avviare in un tempo T, ovvero, un tempo che genericamente si considera di 5 anni.

Si prendono 5 anni come tempo di riferimento iniziale perchè si considera il primo anno di avviamento, il secondo e terzo anno di assestamento finanziario ed il 4 e 5 anno di incremento finanziario.

 

Questi calcoli variano al variare di fattori sensibili ed individuali al business. Online come anche nel business tradizionale niente è certo, tutto è stima di costi, tempi ed obiettivi .

Valutiamo, ad esempio, di voler guadagnare in 5 anni il 300% delle risorse investite inizialmente. Numericamente significa che se hai investito inizialmente 15 Mila Euro per aprire l’attività online ne dovrai guadagnare 45 Mila Euro in 5 anni, è un obiettivo non difficilissimo da raggiungere se si lavora bene e con le dovute premure legate al business.

 

Costruzione struttura commerciale online.

 

Il terzo step da considerare è la costruzione di una piattaforma di vendita online. Questo, nonostante molti lo considerino un passaggio superficiale e di semplice realizzazione è invece un punto estremamente delicato e che va affrontato con professionalità e coscienza.

Ti faccio un esempio concreto:

Se tu dovessi aprire fisicamente un negozio di prodotti tipici, a chi ti affideresti per comprare lo spazio commerciale?

  1. Agenzia immobiliare
  2. Parenti ed amici per affittarti un locale commerciale

Con quale criterio sceglieresti una o l’altra soluzione?

  • Professionalità
  • Prezzo
  • Amicizia

Allo stesso modo dovrai scegliere come costruire il tuo negozio di vendita online e da chi fartelo costruire. Il prezzo varia a seconda di quanto credi nel tuo business.Se vuoi fare seriamente affidati a chi ti offre una consulenza professionale e chi ti mostra trasparenza nelle informazioni.

Scegli di spendere qualcosa in più prima di iniziare anzichè spendere successivamente cifre più alte per sistemare lavori fatti male inizialmente.

Per avere un’idea di quali sono lo domande da fare al professionista che realizzerà il tuo negozio online leggi l’articolo di Sergio: 6 domande da fare per costruire un ecommerce

Costruzione strategia promozionale online.

 

Parliamoci chiaro: Avere un ecommerce per vendere i prodotti tipici online non ti basta.

Ti faccio un esempio molto semplice:

Se tu devi scegliere di aprire fisicamente un negozio di prodotti tipici dove preferiresti acquistarlo, in un luogo trafficato di persone o in periferia, in una viuzza nascosta alle persone ?

Direi che se non sei un nome noto della gastronomia mondiale sarebbe meglio aprire un negozio in un luogo più trafficato dalle persone.

Allo stesso modo vale per un’attività commerciale online:

Nell’investimento iniziale devi includere necessariamente un investimento nella promozione e renderlo proporzionalmente costante per rendere la tua attività più “centrale” e visibile.

Per dare visibilità al tuo ecommerce di prodotti tipici devi affidarti a persone serie che ( non ) ti promettono miracoli ma che si basano sui risultati e sui numeri. Uno dei vantaggi di chi fa business online, infatti, è la possibilità  di analizzare più facilmente i dati che nel commercio tradizionale.

Per rendere più visibile la tua attività commerciale online di prodotti enogastronomici devi investire in :

  • Attività SEO
  • Attività SEM
  • Attività di Advertising online, i più noti sono Adwords, Facebook Ads ma esistono anche circuiti pubblicitari più di nicchia e settoriali come VinoClick.
  • Attività di Social Media Marketing

Pianifica insieme ad un esperto di Web marketing la soluzione migliore al tuo business ed al tuo investimento.

Piccolo suggerimento: Chi fa il webmaster, o è un ingegnere informatico “puro” ( non me ne vogliano quelli della categoria ) non è detto che sappia necessariamente fare marketing online. Costruire “tecnicamente” un sito è una cosa, pianificare strategicamente un piano di comunicazione e di marketing online è tutt’altra competenza. I “migliori” disastri ecommerce e siti web che ho visto sono costruiti con una logica “informatica” e poco “confidenziale” con chi deve acquistare.

Ottimizzazione delle risorse.

  1. Tipologia di prodotti
  2. Tipologia di business
  3. Costruzione struttura commerciale online
  4. Costruzione strategia promozionale online

È evidente che chi vuole aprire un’attività online deve avere un obiettivo preciso: ottimizzare al meglio le risorse per guadagnare di più.

Per ottimizzare le risorse è obbligatorio organizzare il tempo e utilizzare gli strumenti adeguati alla programmazione e pianificazione delle attività.

Se hai un business da portare avanti sarà necessario che ci siano altre 2 persone che ti aiutino nella gestione del tutto. ( Il numero di persone varia al variare ed aumentare del business )

Per rendere pratico l’esempio, se vendi prodotti tipici online come produttore dovrai, ovviamente, dedicarti alla produzione, alla gestione dei distributori, dei clienti e delle attività di amministrazione generali della produzione, avrai quindi necessità di almeno 1 persona che porti avanti la gestione dell’attività online. Questo comporta un investimento ulteriore per pagare la persona. Oltre la gestione delle attività  online dovrai una tantum pagare un consulente per impostare la strategia promozionale. In alternativa dovrai affidarti ad uno staff esterno per la realizzazione di tutte le attività online.

Se invece vendi prodotti tipici online per conto terzi sarai gestore ed amministratore di tutte le attività ma dovrai comunque affidarti ad un consulente per avviare e costantemente migliorare le prestazioni per la promozione online della tua attività.

Il mio consiglio è di farti affiancare da almeno 1 altra persona appena le condizioni economiche te lo permetteranno per migliorare le attività di gestione; infatti il numero di attività, ed il tempo necessario da dedicare ad esse, aumenta in proporzione alla necessità di vendere e migliorare le prestazioni.

 

Nei prossimi articoli parlerò di alcuni strumenti utili per vendere meglio online.

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About Daniele Vinci

Laureato alla Sapienza in Marketing e Comunicazione, 2 Master alle spalle e tanta energia per cambiare il mondo. Se mi cercate basta che parliate di food, di innovazione e di business …
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Archivio Autore: Daniele Vinci

  • http://www.robertospina.com roberto

    Complimenti per l’articolo!

    • Daniele Vinci

      Grazie Roberto :-)

      Come hai scoperto questo articolo?
      Cosa ti è piaciuto in particolare ?

      • marco

        Ma quanto guadagna in media un sito di prodotti tipici ???
        Perchè sul web si parla tanto di e-commerce, di come sia semplice guadagnare tramite questo mezzo, quando in realtà da solo l’e-commerce non funziona, ma è solamente uno strumento sussidiario per chi ha già una produzione e/o un punto vendita oppure commercializza all’ingrosso. Nessuno dice che con il solo e-commerce non ci si va avanti. Conosco aziende di e-commerce nate per fare solo quello che sono praticamente tutte morte. Conosco aziende che producono e che fanno e-commerce solamente perchè ti è richiesto avere un sito web, anche se
        in realtà fatturano poco tramite questo. Insomma secondo me guadagna solamente chi il sito lo crea e lo posiziona. anche perchè nel momento in cui ammortizzate l’investimento dovete nuovamente aggiornare il sito alle nuove tecnologie. Ho detto stupidaggini??
        Ps: comunque l’articolo è il più serio fra tutti quelli che ho visto sul web

        • Daniele Vinci

          Ciao Marco,

          grazie per aver letto l’articolo.

          La tua è una domanda non facile, il guadagno medio di un ecommerce dedicato al settore enogastronomico dipende da molti fattori come ho riassunto nell’articolo.

          Principalmente bisogna capire se è un ecommerce rivolto ad un pubblico solo italiano o internazionale, le cose cambiano di molto.

          Qual è il budget di investimento anno per l’ottimizzazione dell’e-commerce.

          Come vendo i prodotti, conto terzi o da proprietario diretto?

          Il fallimento di un ecommerce è comune quando non si conosce bene il sistema web e quello che realmente è in grado di offrire.

          Come potrai leggere, qui o in altri stiti dedicati, l’ecommerce è uno strumento importante per chi vuole vendere, ma bisogna saperlo usare ed integrare anche con attività offline.

          Avere un magazzino da smaltire è un costo, l’ecommerce non esime da tasse comuni a qualsiasi altra attività fisica, che comunque devono essere coperte … l’ecommerce permette solo di ampliare il bacino di vendita.

          Guarda gli esempi semplici come :

          adotta una pecora

          o ecommerce più strutturati come:

          Cassandra

          o

          Opera ma-gè

          Se hai una gastronomia in un paese di 10.000 abitanti dovrai ragionare nell’ottica locale, avere un ecommerce ti permette di trasformare 10.000 abitanti in potenziali 100.000 per una semplice questione di alterazione dei luoghi fisici come contesti della compravendita.

          Un ecommerce permette a chiunque stia cercando il prodotto che hai di trovarti e comprarlo da te … va da sè, che per riuscire a vendere devi mettere delle condizioni che facilitino il processo di acquisto. Se hai un ecommerce che crea problemi di accesso o che è costruito male la persona che aveva necessità del tuo prodotto va in un altro sito simile al tuo con un semplice click …

          A parità di costi fisici, avere un ecommerce è più economico che avere un attività fisica … a meno che l’attività fisica non ti sia stata concessa gratuitamente dal suocero :-)
          Ad ogni modo io consiglierei sempre di guardare al web come possibilità di interazione, anche semplicemente attivando un blog e lasciando un numero telefonico di riferimento. Fare e-commerce è un modus operandi NON un oggetto per vendere.

          Spero continuerai a segurci e seguire anche la nostra pagina Facebook, dove spesso condividiamo link e discussioni che approfodniscono questi argomenti.

          Grazie

          • Marco

            grazie per l’argomentazione esaustiva….ed azzeccata

          • Roberto Fumarola

            Ciao Daniele,

            non concordo sul fatto che uno store on-line costi meno di uno off-line, soprattutto nel food e soprattutto se si vende all’estero.

            Il magazzino sul food bisogna cmq averlo (anche se al minimo e gestendo bene la rotazione si riesce a risparmiare sulla merce ferma, soprattutto sul deperibile).
            Le campagne di web marketing, dall’organico al pay per click vanno fatte ed il settore è molto competitivo.
            La customer care (pre e post vendita) deve essere sempre essere curata e gli orari di disponibilità spesso sono maggiori rispetto a quelli di apertura di un negozio fisico.

            Inoltre ci sono la logistica, i resi, i contenuti da curare, il social da utilizzare e monitorare.

            Volevo specificarlo solo per sfatare questo falso mito del costo più contenuto.
            E’ vero che si possono scalare meglio i costi, questo si, ma non sono inferiori e le spese di impianto e di avviamento sono cmq consistenti.

          • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

            Ciao Roberto,

            è per me un piacere confrontarmi con un esperto del settore ecommerce. Per noi è importante il confronto di esperienze, è per questo che mi piacerebbe invitarti ad esporre meglio i tuoi contenuti e le tue motivazioni tramite un guest post. Che ne dici?

            Anche perchè la nostra visione non stride con la tua, noi crediamo che per avviare un business sia necessario avere delle competenze, del budget da investire e soprattutto, competenza fondamentale, sapere “COME” gestirle.

            La nostra idea è che, in un mercato ideale, la realtà digitale si innesti e converga perfettamente in un mercato globale.

            La realtà, però, è che ci sia ancora una separazione distinta tra le due dimensioni economiche e sociali.

            La nostra osservazione, mia in questo caso, è che avviare un’attività e-commerce se ben gestita e con i giusti investimenti, che tu ben evidenziavi, permette delle potenzialità maggiori rispetto ad un’attività “autorefernziale” dentro 4 mura.

            In proporzione, in termini pratici di ampiezza di potenzialità che offre il mercato attraverso la piattaforma web rendono l’investimento online rispetto ad uno solamente tradizione enormente più vantaggioso economicamente.

            L’ideale, ripeto, sarebbe quello di far convergere in un secondo momento un’attività fisica e che sappia rapportarsi direttamente con una clienle fidelizzata e altamente interconnnessa, ma questo dicevamo è un’ideale di mercato che speriamo si realizzi presto …

            Pensaci al guest post, mi piacerebbe davvero approfondire la cosa, anche attraverso dati se ne disponi.

            Fammi sapere

  • Pingback: Come acquistare spesa online: Marketing alimentare | food 2.0

  • http://www.cantinadiruscio.it Francesco Di Ruscio

    Tutto bello e preciso, ottimi e giusti consigli, nel mio caso si tratta di un integrazione del lavoro che facciamo “off-line” è come avere un negozio aperto H24 visibile a tutti, il problema nel mio caso sorge nella forte limitazione data dalla non possibilità di vendere all’estero, qui si parla di grande aumento dell’export ed è vero ma voi vi rendete conto di che grossa grossa fetta di mercato stiamo rinuciando? qui le cose sono 2 o, come stiamo facendo, ci limitiamo al mercato italiano o facciamo come fanno quasi tutti gli altri vendendo anche all’estero in barba a qualsiasi norma comunitaria e risciando provvedimenti PENALI.
    Dico solo che siamo nel 2012 il Mondo è diventato tutto a portata di click e noi siamo fermi al palo…
    Scusate lo sfogo…
    Francesco

  • Daniele Vinci

    Ciao Francesco, è un problema che avevamo riscontrato e che volevamo trattare in un articolo tempo fa, ma volevamo delle esperienze dirette e magari un parere legale per capire come poter superare l’ostacolo.

    Se vi interessa parlarne possiamo farlo iniziando da questo blog, provando a mobilitare la questione e vedere se si riesce a fare qualcosa. È un grosso deficit per i produttori di vino

  • http://www.cantinadiruscio.it Francesco Di Ruscio

    Ma certo volentieri! Che dire, tutti o quasi i corrieri fanno finta di niente e volendo spediscono vino dove vuoi, ma legalmente non si può fare, ho letto parecchi articoli a riguardo, chiesto direttamente all’agenzia delle dogane ecc.. tutti con la stessa risposta! Prendo in prestito da un altro blog…
    art. 36 specifico per le vendite a distanza, direttiva 2008/118/CE del 16/12/2008:
    “i prodotti sottoposti ad accisa già immessi in consumo in uno stato membro che sono acquistati da una persona, diversa da un depositario autorizzato o un destinatario registrato (cioè soggetti con codice accisa), stabilita in un altro stato membro che non esercita un’attività economica indipendente e sono spediti o trasportati in un altro stato membro direttamente o indirettamente dal venditore o per suo conto sono sottoposti ad accisa nello stato membro di destinazione”.
    Più chiaro di così! Uno ha commentato dicendo “è come se io ordinassi in Slovenia una cisterna di benzina e la utilizzerei qui in Italia, è chiaro che il suo prezzo sarebbe molto minore visto che non ci sono le accise italiane…”
    Quindi che dire? Paradossalmente è piu facile vendere il vino in paesi extra UE che in Europa pazzesco!

    • Paolo

      Ciao, scusa ma non mi e’ chiaro un passaggio: quali sono le norme che regolano la vendita di prodotti all’interno dei paesi CEE? Posso vendere vino/olio e cipolle in Francia/Spagna e Austria?

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  • alessandro

    …una domanda…ma se io vino e tutto il resto lo voglio vendere in africa?come e la legislatura?qualcuno ne sa qualcosa?

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ciao Alessandro, bella domanda :-)

      Per questo tipo di domande tecniche serve una consulenza specifica di chi si occupa di esportazioni in Africa. Se ti interessa potremmo informarci e scrivere un post, continua a seguirci!

  • Francesca Cambiaghi

    Ciao,
    vorrei vendere prodotti tipici e caffè online, la ditta che li produce già esporta tramite canali convenzionali, sono alla ricerca della normativa per vendere all’estero questi prodotti ma sembra una missione impossibile.

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ciao Francesca,

      grazie per averci scritto.

      Per vendere prodotti tipici oline la normativa, non aiuta è vero! Tuttavia esiste certamente il modo per farlo. A te cosa risulta impossibile vendere, la tipologia di prodotti o il settore in generale che è normato da vincoli e controlli specifici?
      Per vendere online all’estero valgono le stesse regole del mercato tradizionale. Genralente esistono degli intermediari di vendita e buyer che si occupano di tutto.

      Tramite il web è possibile bypassare alcune intermediazioni ma non proprio tutte. Ad esempio servono competenze in legislatura dei mercati in cui si intende vendere e competenze nella gestione delle dogane.

      Molti vendono online in maniera molto ambigua e al limite della legalità. Spediscono a privati e fanno risultare le spedizioni come acquisti sporadici o regali.

      Per il vino ad esempio abbiamo trattato la problematica in questo articolo sulle accise del vino all’estero.

      Ci hai dato comunque uno spunto per parlarne in un prossimo articolo dedicato al tema.

      Ti andrebbe di parlarci del commercio tramite i canali convenzionali in un articolo dedicato alla tua azienda?

      Fammi sapere che organizziamo come fare al meglio.

  • Francesco

    Stiamo ipotizzando una organizzazione all’estero (ove possibile …) di vendita di una bevanda leggermente alcolica prodotta in Italia … siamo digiuni di ogni procedura….. possiamo avere qualche consiglio ? Ti ringrazio. Francesco

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ciao Francesco inviaci una email a info@comunikafood.it e spiegaci nel dettaglio la vostra richiesta e cosa vi serve nello specifico realizzare. Possiamo tranquillamente offrirvi la nostra consulenza sulle procedure di promozione online e su cosa è necessario fare.

      Aspetto una tua email.

      Ciao

  • http://www.mywinemarketing.com Fabio Italiano

    L’argomento è interessante, ma è anche troppo ampio per poter rispondere semplicemente con un commento. Ma voglio comunque provarci. Iniziamo dalla domanda di Marco. Ma quanto guadagna in media un sito di prodotti tipici ??? Quanto guadagna è difficile dirlo, posso solo dire che un sito di e-commerce che si rispetti dovrebbe avere un tasso di conversione dell’ordine dell’1%. Cioè ogni 100 visitatori uno diventa cliente. Solo grandi nomi come Amazon e simili possono vantare tassi di conversione dell’ordine del 10%, ma stiamo parlando già di siti di e-commerce che hanno gente con le palle in regia. Gente veramente molto molto pratica e che lavorano a tempo pieno solo per uno scopo, convertire i visitatori in clienti! Ma allora, vi chiederete voi, cosa devono fare una persona o una azienda che vuol fare decollare il suo business on-line con un sito di e-commerce? La risposta è molto semplice ed è stata data da Roberto Fumarola – “…le campagne di web marketing, dall’organico al pay per click vanno fatte ed il settore è molto competitivo”. In poche parole, senza investire soldi e tempo, in SEO, pubblicità on-line, mail marketing, e attività di web marketing in generale a 360° non si va da nessuna parti. Avere un sito web di e-commerce, anche se ben fatto e con prezzi concorrenziali, non è una condizione necessaria e sufficiente per avere successo on-line, ma sono una condizione necessaria, in breve manca la condizione di sufficienza, che purtroppo non ci sarà mai (o quasi mai). Avere un sito di e-commerce non vuol dire che venderai, magari all’inizio venderai qualcosa a qualche amico, familiare, o vecchio cliente, ma dopo il primo periodo buio totale, spesso si comincia a cadere in depressione, e non si è più convinti del proprio progetto, e arriva la delusione. Purtroppo chi ha un sito di e-commerce deve capire che per vendere deve portare visitatori nel sito, è questo è possibile solo, e mi dispiace dirlo, con la pubblicità. E’ tutta una questione matematica, se io ho 100 visitatori al giorno e il mio sito è fatto così bene da convertire l’1% dei visitatori in clienti, allora avrò 1 cliente al giorno. Quindi allora faccio una bella pubblicità per esempio con AdWords e ne faccio arrivare altri 100 al giorno così i clienti diventano 2 al giorno. Ora è chiaro a tutti che se io voglio 3, 4, 5 o più clienti al giorno devo investire sempre di più in pubblicità, non necessariamente solo su AdWords, ma su blog, portali, social networks, etc. etc. Il problema però è che la quasi totalità dei siti di e-commerce non è fatto così bene da convertire quel bellissimo 1% ma al contrario sono fatti così male che il loro tasso di conversione è di gran lunga inferiore all’1%, ma di parecchio. Tutto ciò ha come conseguenza che anche investendo in pubblicità non si recuperano i soldi. Sono tantissimi infatti ad investire inizialmente su AdWords e dopo 2 mesi smettono perché magari anno avuto in quei due mesi 1000 visitatori ma nessun cliente. Risultato? Pensano che AdWords non funzioni. Sbagliato, è il vostro sito che non funziona! Non è convincente, la gente magari non trova i vostri prezzi vantaggiosi, o i vostri prodotti di qualità, i motivi possono essere i più svariati anche proprio strutturali e tecnici, ma è solo e soltanto il vostro sito a non funzionare e non viceversa. Poi leggo dai commenti che ci sono persone che si lamentano delle difficoltà di vendere all’estero, e a me mi vien da ridere. Ma come non siete in grado di vendere in Italia e vorreste riuscirci all’estero? Avete già conquistato una bella fetta di mercato? Magari a spese dei vostri diretti concorrenti? Il vostro marchio è noto su tutto il territorio? In molti pensano che sia più facile vendere all’estero, ma non lo è! Nel migliore dei casi le difficoltà saranno le stesse. Rifletteteci, sui soliti 100 visitatori giornalieri, è quasi impossibile che questi siano tutti stranieri, voglio sparare una cifra ottimistica diciamo che lo è il 10%. Bene, anche in queste condizioni difficilmente il vostro business decollerà senza investire soldi in pubblicità e altre attività di web marketing. Capisco che non tutti hanno i soldi da investire, ma purtroppo questa è la pura è santa verità. Il mercato ormai è veramente globale, e ciò significa che ognuno di non solo deve fare del suo meglio, ma lo deve fare investendo sempre più denaro, e i risultati, se andrà bene, si vedranno solo dopo tanti anni.

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ottimo Fabio!

      Ne parlavo anche qui http://www.comunikafood.it/2012/07/11/olio-extravergine-doliva-vino-e-web-vendere-online , il maggior limite, attualmente per me, è che ci sono molte persone che vogliono”provare” a vendere online ma non hanno idea di cosa realmente serva per iniziare.

      Io credo che una soluzione interessante sarebbe quella di proporre loro delle soluzioni “chiavi in mano”, costruire dei marketplace dedicati dove loro devono solo gestire la loro vetrina, modello ebay dedicato al food&wine.

      Cosa ne pensi? Mi piacerebbe parlarne con te che segui e sei aggiornato nel settore ;-)

  • http://www.mywinemarketing.com Fabio Italiano

    Ciao Daniele, non ha importanza il canale, quindi non ha importanza se per vendere si utilizza un marketplace oppure il proprio sito web aziendale. Quello che importa è l’impegno che si mette nell’intero progetto. E come impegno intendo non solo la passione e il tempo, ma anche i soldi. Senza fare investimenti pubblicitari difficilmente si vende. E sfido chiunque a dimostrare il contrario. Chi ha iniziato oggi, o vuole iniziare domani con la vendita online deve sapere che senza spendere soldi in attività di SEO, web advertising, email marketing, e comunicazione nei social networks non ha molte probabilità di riuscita. Invece chi ha iniziato qualche anno fa con la vendita online può oggi raccogliere dei buoni frutti, anche senza aver investito molto in denaro. Oggi purtroppo la competizione ha alzato l’asticella di parecchio, e tutto è diventato maledettamente più difficile. Esempio. Da anni i nostri campioni (uomini e donne) di fioretto e sciabola vincono medaglie in tutti i tornei internazionali, vedi le ultime olimpiadi, e sono sempre gli stessi. Bene, questo è possibile perché non ci sono molti praticanti, le poche scuole dove imparare la disciplina sportiva sono solo in poche città, e in ogni caso i praticanti sono molto pochi. Se all’improvviso invece aumentassero i praticanti, in decine e decine di migliaia, quegli stessi campioni molto ma molto probabilmente non vincerebbero più nulla, perché la probabilità che vi siano atleti molto più forti aumenta con il crescere del numero dei praticanti della disciplina. Non solo, ma per arrivare ai livelli più alti dovrebbero investire molto più tempo negli allenamenti e spendere molti ma molti più soldi (per esempio per pagare i maestri più bravi). So che è un esempio stupido quello mio, ma è solo per dare un’idea della situazione valida anche per l’e-commerce.

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ciao Fabio,

      grazie per la risposta molto esauriente.

      Sì, credo anche io in ciò che dici e nella necessità di investimento in una strategia di webmarketing mix come base per iniziare.

      Proprio per questo sto ragionando in nuove possibilità di offerta strategica per le imprese del settore enogastronomico.

  • http://www.mywinemarketing.com Fabio Italiano

    Sono proprio curioso della tua offerta strategica Daniele, quando sarà pronta faccelo sapere. Personalmente per il momento non ci perderei molto tempo sul wine&food.

    • http://www.comunikafood.it Daniele Vinci

      Ciao Fabio,

      sicuramente la tua esperienza è molto importante nel settore.

      Mi piacerebbe poterti parlare della mia idea, se ti ci sentiamo tramite skype.

      Il confronto è sempre il miglior modo per andare avanti.

      Spero in un tuo feedback positivo.

      A presto

  • Luca

    Daniele complimenti per il lavoro svolto.
    Sto divorando tutti gli articoli da te ( voi) pubblicati, perchè ho un progetto nel settore dell’olio artigianale di qualità.
    Sarei lieto di poterti porre qualche domanda, appena entrerò nella fase 2 ( quella operativa) del mio ( nostro veramente) progetto.

    Complimenti ancora per il lavoro che fate.

    Luca da Roma.

    • Daniele Vinci

      Grazie Luca,

      dietro c’è molto lavoro, come avrai immaginato. I complimenti sono la nifa vitale del tempo dedicato.

      Se può interessarti c’è anche la nostra guida su come fare i primi passi online: http://www.lulu.com/foodwineweb

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