Biodiversità: Imprese zootecniche ed innovazione [Ricerca Universitaria]

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Mar 13

Biodiversità: Imprese zootecniche ed innovazione [Ricerca Universitaria]

 

Quanti di voi hanno sentito parlare di Biodiversità? Sicuramente molti , ma quanto davvero si sa sul significato di questo termine e sul suo valore intrinseco? Biodiversità in realtà siamo anche noi, comuni esseri umani, uniti ad una moltitudine di altri piccoli e grandi esseri viventi che popolano il pianeta.

Ragionando in numeri, biodiversità è uguale a : 10.000 specie batteriche, 72.000 specie fungine, seguono 50.000 specie di protisti, 270.000 specie vegetali e 1.318.000 specie animali, tra cui l’uomo. Ma Biodiversità è anche un insieme di servizi che la natura ci mette a disposizione per permettere ai “coinquilini della Terra” di nutrirsi, abbeverarsi e ricavare ogni sorta di energia utile al normale svolgimento della vita. Come vedete in un termine una miniera di risorse così importanti da far divenire la Biodiversità: Patrimonio Universale per l’Umanità.

Una notizia interessante, viene tuttavia da dati di ricerche scientifiche, che evidenziano come essa possa giocare un ruolo fondamentale in campo imprenditoriale, andando a supportare le piccole e medie aziende al fine di trarne un profitto. Non parliamo di fantasia ma di realtà testimoniata qui da un Ricercatore e Docente dell’Università della Basilicata, il Dr. Carlo Cosentino, che ho avuto il piacere di intervistare, e dal team, composto da:Pierangelo Freschi (Professore Universitario), Rosanna Paolino (PhD) e Angela Calluso (Tecnico di laboratorio) che lavorano proprio su queste tematiche di ricerca applicata.

DR. COSENTINO CI VUOL DIRE BREVEMENTE CHI E’ E COSA FA?

Sono un Ricercatore Universitario operante nel settore zootecnico, con particolare attenzione alla valutazione prodotti di origine animale; docente per il corso di “Zootecnia Sostenibile” presso l’Università degli Studi della Basilicata e Consigliere provinciale di Confagricoltura Potenza, nonché membro fondatore del club UNESCO del Vulture.

COSA VUOL DIRE “FARE RICERCA”?

Fare ricerca sostanzialmente vuol dire sostanzialmente valutare, confrontare e confermare i risultati ottenuti da osservazioni sperimentali.

COME LA RICERCA UNIVERSITARIA SI INSERISCE NEL CONTESTO CONTEMPORANEO E COME PUO’ ESSERE SFRUTTATA DA UN IMPRENDITORE PER RICAVARNE UN PROFITTO?

La ricerca di base deve essere, ovviamente dopo le dovute conferme scientifiche, diffusa agli imprenditori di settore per permettergli di applicarla innovando, in questo caso, gli allevamento e la trasformazione dei prodotti derivati. Spesso accede che le ricerche accademiche restino confinate in una stretta cerchia di addetti ai lavori, non consentendo agli imprenditori di usufruirne per migliorare i risultati economici di impresa, infatti, penso che, se la ricerca non si diffonde, allora la ricerca non serve a nulla. Applicando le metodologie innovative di processo e prodotto sperimentate e verificate in ambito universitario e ottimizzando così le tempistiche e gli investimenti di capitale, l’imprenditore potrebbe migliorare economicamente e competitivamente la sua attività.

Il dr. Cosentino, non nasconde i reali problemi che sussistono nella comunicazione tra Università e aziende, ma comunque fornisce importanti spunti per ovviare al problema e descrive con grande entusiasmo i benefici per entrambi, da lui testati, nel collaborare con le piccole e medie aziende presenti in Basilicata.

L’intervista prosegue esponendo e analizzando ancora le criticità della ricerca scientifica e del settore agricolo nel contesto contemporaneo, e proseguiamo chiedendo, quali siano a suo avviso le problematiche più importanti che il settore Agroalimentare sta affrontando in questo momento e come la ricerca possa intervenire a favore del sistema.

Uno dei problemi più importanti, ci spiega, è senza dubbio la concorrenza dei paesi europei ed extraeuropei che spesso propongono prodotti simili ma di scarsa qualità e dubbia provenienza, andando così ad erodere una importante fetta di mercato ai prodotti agroalimentari elaborati nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. La ricerca può aiutare il settore agroalimentare mettendo a disposizione i nuovi sistemi di tracciabilità che permettono agli organi preposti un controllo più immediato ed efficace e contemporaneamente ai consumatori di evitare errori negli acquisti. Tutelare e valorizzare un prodotto alimentare, anche attraverso un packaging mirato, consente, in un contesto di mercato globalizzato un migliore posizionamento specialmente per le piccole e medie aziende agroalimentari di cui è ricco il nostro paese.

Chiediamo quindi di riportarci un esempio pratico di quanto fino ad ora detto, descrivendoci la sua esperienza.

Un esempio recente tra i tanti su cui il nostro gruppo di ricerca ha lavorato, ci dice il Dr. Cosentino, è ” La valorizzazione, conservazione e tutela della razza asinina”, attraverso la rivalutazione del latte di asina: dal punto di vista alimentare, come aggiunta a prodotti caseari per l’elevata presenza di enzima Lisozima che permette di stabilizzare i formaggi a pasta dura e contrastare i casi di “gonfiore precoce e tardivo”; sia come ingrediente base in cosmetici naturali.

Alcuni approfondimenti, sono presenti su www.biodiversitazootecnica.it , un sito rivolto non solo agli addetti ai lavori ma anche pensato per avvicinare gli studenti e le persone interessate alla biodiversità oltre che consentire un migliore scambio di informazioni tra impresa e ricerca.

Ringraziamo il Dr. Cosentino e chiudiamo l’intervista con un’ultima domanda.

QUALI SONO LE MODALITA’ DI COLLABORAZIONE CHE SI POSSONO ATTIVARE CON L’UNIVERSITA’?

Ne esistono diverse, dai tirocini formativi alle convenzioni aziendali, dai dottorati di ricerca alle così tanto esaltati spin-off e star tup universitari e accademici .

 

 

Foto di Carlo Cosentino

 

 

 

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