Digital Transformation Food: Su cosa investire?

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Feb 18

Digital Transformation Food: Su cosa investire?

Abbiamo già discusso di digital transformation alimentare, questo è un articolo che continua per porre attenzione su quelli che saranno le evoluzioni del settore in merito ad innovazione e crescita.

Quando si parla di e-commerce alimentare tutti cadiamo nell’inganno di pensare alla vendita di prodotti alimentari, magari prodotti tipici di nicchia, come se l’e-commerce alimentare dovesse sostituire le gastronomie e le botteghe di quartiere o addirittura sostituire i “supermercati rionali” (vedi mappa supermercati online).

Se hai pensato anche solo per un attimo che avresti qualche speranza di vendere alimentari online come se avessi una bottega “digitale”, mettendo a scaffale dei prodotti, forse è il caso che ci ripensi. Se anche riuscissi a metter su tutta la struttura, cominciando oggi, da zero e senza neanche un punto vendita o food truck, avresti davvero poca strada.

Digital transformation ed Il cambiamento di paradigma

Le catene di supermercati si stanno già muovendo in maniera corposa investendo sul servizio di vendita online, le botteghe rionali sono sempre più attente a servire i loro clienti.

Quello su cui punterei, se fossi in te, non sta nella tipologia di prodotti, ma nell’offerta di un servizio speciale attraverso una selezione di prodotti. Verticalizzare su una categoria va bene, vedi esempio di birra online, ma serve avere una struttura alle spalle, non pensare minimamente che si possa far tutto con 10.000€.

IDEE PER LA DIGITAL TRANSFORMATION

Per digital transformation food, invece, io focalizzerei di più l’attenzione su ciò che ruota interno ai prodotti, gli oggetti, i modelli di consumo, le necessità dei produttori.

Alcune idee innovative su digital transformation food

Come dicevo, sono stato a Todi, per seguire un interessante seminario sulla digital transformation, e lì ho avuto diverse fonti di ispirazione su quello che di fatto sta accadendo oggi (no domani). Le necessità in questo settore sono davvero banali, non si tratta di pensare a cose fantascientifiche, in questo settore serve proprio lavorare sulle necessità basilari.

Esempio, ottimizzare i costi di produzione dei prodotti alimentari.

Lo sapete che il maggior investimento di capitale di un produttore è basato sui macchinari?

Trattori, attrezzi agricoli, macchine di produzione etc.

Durante il convegno, Stefano Epifani, ha espresso una considerazione semplice, realizzabile da subito, che non stravolgerebbe la produzione. Si tratterebbe di trovare una formula per condividere i mezzi. Superare la diffidenza è il vero limite.

Allora ho immaginato ad un portale di sharing di mezzi agricoli. Ancor meglio, l’affitto di servizi, come trattorista, il raccoglitore di arance, di olive, di pomodori, il potatore.

Un altro problema che fa parte di questo mondo agricolo, infatti, è trovare persone per lavorare nei campi. Ma non perché ci sarebbero poche persone disposte a lavorare nei campi, anzi, vi assicuro che di questi tempi di persone ce ne sarebbero anche tante. Il problema è rendere efficiente il sistema di incontro tra domanda/offerta.

Allora la prima idea di innovazione che vi suggerisco è quella di pensare ad un portale che offra un sevizio di sharing di mezzi agricoli, imbottigliamento, raccolta nei campi e offerta di servizi correlati.

Eh, sì, e quanto mi deve costare?

Probabilmente la percezione è che possa costarti di più, ma se ti fai bene due conti in tasca, i costi in tal senso potrebbero essere detratti come costi aziendali, mentre se fai investimenti puoi solo ammortizzarli nel tempo e comunque c’è una svalutazione.

Dobbiamo renderci conto che l’agricoltura deve ragionare in maniera più smart, se si continua a produrre con modelli dell’ottocento, saremo aggrediti dai mercati emergenti che in quanto a produzione ci sommergono e possono tranquillamente imporre prezzi di mercato che ci taglierebbero fuori da ogni competizione. poi hai voglia a menarcela con il ritornello del “noi abbiamo l’olio buono ed il vino migliore”.

Ad ogni modo, esistono delle soluzioni “intermedie”, se non si trova un operatore per lavorare nei campi per il produttore, il contadino si trasforma in rete con il modello di “affittare l’orto” a chi vuole direttamente comprare i prodotti.

Leggi notizia di approfondimento: Sharing mezzi agricoli con contratti di Rete

Progetti già esistenti, da cui trarre ispirazione: ShareyourfarmAgrisharing

Esempi di progetti su questo modello: Le verdure del mio orto e naturavicina

 

La digital transformation nel settore agricolo verrà imposta dagli acquirenti

Su questo non ho alcun dubbio, il cambiamento è sempre difficile da accettare e si tende a rimandarlo.

L’unico motivo per non poterlo più rimandare è adeguarsi al cambiamento imposto da chi ha il potere decisionale d’acquisto. Se il mercato sposta l’attenzione su nuove forme di consumo, i produttori si dovranno adeguare, pena la loro esclusione dal mercato.

Quello di cui sto parlando è che una delle più grandi rivoluzioni che prevedo arriverà presto sarà quella dell’auto-produzione di cibo. Le persone stanno già costruendo sistemi per prodursi l’orto in campagna per risparmiare e per “mangiare sano”, a breve, grazie alla tecnologia e gli sviluppi in ambito di food tech, si potranno fare micro colture di alimenti anche in appartamento. Abbattendo i costi di produzione, dei consumi e per avere maggiore controllo del prodotto che si deve mangiare.

Sto parlando chiaramente di tutte quelle innovazioni che puntano a fornire strumentazione e seminativi per la coltivazione di piante da frutto, ortaggi e sostitutivi della carne.

Quanti di voi comprano già “prodotti” cucinati? Perché?

E se la rivoluzione fosse appunto quella di “produrre” cibo da soli? Pensate siamo tanto lontani da questa visione?

Vi lascio riflettere, spero di poter ritornare sul tema a breve,

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